Lombalgia
La lombalgia viene comunemente chiamata mal di schiena, esiste da quando l’uomo ha imparato a stare eretto ed è peggiorata da quando l’uomo ha sviluppato intorno alla sua vita un eccessivo comfort.
La lombalgia è un disturbo comune sia tra i giovani sia tra gli adulti. Tutti, prima o poi, hanno sofferto di mal di schiena, molte persone ne soffrono da qualche tempo ed il loro disturbo è cresciuto nel tempo passando da lieve a sempre più imponente. Molti pazienti lamentano dolore dopo aver spinto un mobile o dopo aver sollevato qualcosa di pesante, e questo anche quando hanno una schiena per così dire “sana”. Le donne spesso lamentano una persistente lombalgia dopo o durante la gravidanza, altre durante il periodo mestruale al punto tale da dover prendere analgesici e rimanere a letto per 3 giorni. Il mal di schiena, altre volte, sembra apparire senza una causa e può dare dei dolori molto intensi ed insopportabili.
I sintomi classici della lombalgia sono:
• Indolenzimento o fastidio nella bassa schiena • Dolore acuto localizzato nella bassa schiena. Può avvenire in maniera acuta e lancinante (lombalgia acuta) od in maniera sorda e costante (lombalgia cronica) • Il dolore s’irradia dalla bassa schiena alla natica verso la porzione posteriore della coscia fino al polpaccio, e talvolta il dolore prende anche la zona anteriore della coscia quando le vertebre implicate sono le prime lombari.
Quasi sempre il paziente con lombalgia, quando arriva nello studio dell’Osteopata, è piegato su se stesso in avanti, urlando di dolore, l’Osteopata lo fa accomodare sul lettino facendogli assumere una postura antalgica in modo da farlo rilassare dal dolore e poi interviene con una manipolazione assolutamente non dolorosa, liberando il paziente dalla sua lombalgia; ovviamente questo in situazioni ottimali e in special modo quando il problema non è cronico: di fatto, comunque, il paziente avrà un miglioramento.
Un paziente con una lombalgia acuta arriva perfino ad avere dolore se starnutisce o tossisce, ed un senso d’intorpidimento e formicolio prende la gamba coinvolta. Tale paziente cerca di tenere una posizione antalgica, la quale, protratta nel tempo, in realtà non farà altro che peggiorare la sintomatologia, limitandone sempre di più qualsiasi movimento. Le reazioni neurologiche testate con il martello Babinski evidenzieranno l’assenza o l’indebolimento del riflesso.
In alcuni casi, il dolore non nasce da un trauma, semplicemente nel tempo diventa sempre più importante. Pazienti in soprappeso e con un addome prominente aumentano la loro curva fisiologica di lordosi, aumentando tale arco, impegnano il forame intervertebrale con conseguente pressione sui nervi accusando così una lombalgia.
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